La cricca che “non sussiste”
Denis Verdini e Riccardo Fusi sono stati prosciolti dall’accusa, per la verità un po’ stravagante, di “tentato abuso d’ufficio” dal giudice per l’Udienza preliminare del tribunale dell’Aquila in quanto il fatto, relativo all’inchiesta sugli appalti del G8, “non sussiste”. Dunque il castello di accuse costruito su intercettazioni telefoniche interpretate a soggetto, ma privo di riscontro oggettivo, visto che non c’è stato alcun vantaggio patrimoniale e nessuna interferenza politica nell’assegnazione degli appalti, è crollato miseramente.
17 AGO 20

La famosa “cricca”, dipinta come una banda di vampiri che si sarebbero arricchiti sulle sciagure del terremoto era pura invenzione. Paradossalmente la stessa procura aveva chiesto di archiviare la posizione di Ettore Barattelli, presidente del Consorzio Federico II che sarebbe stato favorito da Verdini, il che lascia l’impressione di una scelta solo politica. D’altra parte la stessa impostazione di un’accusa di “tentato” abuso di potere sembrava fatta apposta per imbastire polveroni politici.
Naturalmente nessuno sarà risarcito per i danni subiti da un’inchiesta pasticciata ma enormemente pubblicizzata, sui giornali che avevano sparato titoloni in prima pagina si potrà leggere un trafiletto per dar conto del proscioglimento. L’uso e l’abuso delle intercettazioni, usate come unica fonte di indizio, è all’origine di questo ennesimo episodio di malagiustizia. Alla fine “giustizia è fatta” e questa è senz’altro una buona notizia. Resta però il gusto amaro di una delle tante vicende in cui l’uso e le propalazioni delle intercettazioni hanno puntato a demolire l’onorabilità delle persone, nonché il buon lavoro della politica.